16/09/2022 19:16


Dal Sogno alla Realtà

Sono trascorsi alcuni anni da quando scrissi circa la mia idea di Unione Europea, anni nei quali il nostro continente - e il mondo intero - hanno conosciuto accadimenti talmente sconvolgenti da rimettere in discussione molte delle cose in cui credevamo, o forse nelle quali ci avevano indotti a credere, spesso in perfetta buona fede ma ahimè con scarso senso della realtà, come purtroppo oggi siamo costretti a constatare. Non è facile dover ammettere di essere stati vittima di un grande inganno, le cui tragiche conseguenze - già oggi molto evidenti - minacciano di diventare catastrofiche anche prima di ciò che si teme. Purtroppo è spesso più facile ingannare le persone che convincerle di essere state ingannate, tuttavia per quanto mi riguarda la disillusione l'ho raggiunta in modo totalmente autonomo, unicamente sulla base dell'evidenza che quella Europea non è di fatto una unione ma solo una specie di alleanza tecnocratica economico-finanziaria totalmente priva di una visione comune; una costruzione fallace nella quale l'avere adottato una moneta unica si è rivelato essere un ulteriore problema anziché una soluzione. L'Europa che volevo era frutto di un sogno che la realtà, in particolare della pandemia (o presunta tale) di Covid-19 e ancor più della guerra fra NATO e Russia per interposta Ucraina, ha brutalmente cancellato. La vicenda della guerra - in particolare - ha palesemente e vergognosamente dimostrato come l'Unione Europea sia una entità priva della volontà e della capacità di perseguire i propri interessi strategici, un soggetto i cui governi agiscono in nome e per conto di Washington qualunque danno ciò comporti per i Paesi membri. Gli USA hanno sempre cercato di impedire che l'Europa diventasse una realtà geopolitica forte, ostacolando in tutti i modi in particolare il verificarsi di una saldatura fra la potenza economica Tedesca è la potenza energetica e militare Russa, nonché l'instaurazione di solidi rapporti economici con la Cina attraverso iniziative come la Via della Seta. Questi processi avrebbero portato alla creazione di una entità geopolitica ed economica - chiamiamola Eurasia - di dimensioni tali da cancellare l'egemonia del dollaro sul pianeta, una entità oltretutto "garantita" dalla potenza nucleare della Russia, rendendo spuntata anche l'opzione militare che come abbiamo visto (e purtroppo stiamo vedendo) è quella alla quale gli USA ricorrono quando altre opzioni non funzionano. Il tentativo di bloccare il progetto Europeo lo fecero dapprima per il tramite dei "guastatori Inglesi", i quali fallirono e si ritirarono in attesa di una strategia più efficace. Strategia che venne avviata dagli USA in Ucraina con il colpo di stato del 2014 proprio con l'obiettivo di costringere la Russia a fare una guerra sul suolo Europeo; obiettivo che hanno raggiunto, e il resto è storia di oggi. La lezione che se ne può trarre è che Europeismo e Atlantismo sono concetti incompatibili, perché essere Atlantisti significa essere dalla parte proprio di coloro che l'Europa non vogliono che esista come soggetto autonomo forte ma solo come vassallo della potenza Americana. Si narra che Napoleone Bonaparte ritenesse che nel giro di centocinquant'anni l'Europa sarebbe divenuta Cosacca o Americana; divenne Americana e per molti anni, dalla mia infanzia alla mia gioventù, io fui indotto dalla società e dal pensiero dominante a ritenere che questo fosse stato un bene; e inizialmente forse lo fu. Mio padre però, che non fu mai né Comunista né filo Sovietico e che neppure ebbe mai in tasca una tessera di partito - ma che era una persona dotata di una intelligenza superiore alla media - mi mise spesso in guardia contro i pericoli di tale dominazione, e se osserviamo la situazione di oggi non possiamo che concludere che egli aveva ragione. Questa non è l'Europa che sognavo, questa è una colonia Americana priva di autonomia politica e priva di una strategia che non sia quella made in USA, è un esperimento fallito che rischia ora di concludersi nel più tragico dei modi, ovvero con una terza guerra mondiale, verosimilmente nucleare, che avrà proprio l'Europa come primo e principale campo di battaglia; un terremoto avente come epicentro l'Ucraina ma che si propagherebbe rapidamente a tutto il resto del continente, per poi coinvolgere inevitabilmente il mondo intero, se non altro come conseguenze sulla possibilità di sopravvivenza della vita sul pianeta. Tuttavia, se ciò non accadrà - Dio ce ne scampi - allora forse si potrà tornare a parlare di Europa ma su basi diverse. Con la schiacciante vittoria elettorale ottenuta dai partiti di destra in Italia, con il partito di Orban che governa in Ungheria, con l'aumentato peso del Rassemblement National di Marine Le Pen in Francia, con l'affermarsi di Alternative für Deutschland in Germania e di altre realtà simili in Europa forse si potrà tornare a parlare di un progetto comune, basato però non più su una tecnocrazia centralizzata, non democratica e eterodiretta, bensì su una Europa dei Popoli, che pur nelle reciproche differenze e ciascuno con le proprie lingue, identità e monete nazionali, possa riconoscersi in una visione strategica comune. Per anni la cancellazione delle individualità e dei nazionalismi ci è stata propinata come un percorso necessario per il successo del progetto europeista: oggi dobbiamo constatare che non è stato così e che anzi questo è stato verosimilmente cagione del suo evidente fallimento.

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