Vietare il burqa
Anche in Italia, come già accaduto in alcuni altri paesi Europei, si sta pensando di vietare l'uso del burqa, adducendo a motivazione soprattutto motivi di sicurezza. In realtà il burqa è portatore di una concezione della donna (e quindi dell'essere umano) incompatibile con i principi fondanti del nostro vivere civile. Questo abbigliamento è frutto di una idea medievale della figura femminile, un'idea dalla quale abbiamo iniziato faticosamente a liberarci con la Rivoluzione Francese e non possiamo permettere che sforzi durati secoli vengano vanificati. Sono quindi le motivazioni che stanno alla base del burqa che vanno rigettate, un approccio molto più efficace al problema piuttosto che non il semplice (quanto complicato da realizzare) divieto a che esso venga indossato.
Chi viene in Europa dovrebbe innanzitutto essere chiamato a ... (continua)
Telelavoro
Da quasi quindici anni, ovvero da quando ho iniziato ad occuparmi di Internet, sostengo che il telelavoro, ed ancor meglio la dematerializzazione dell'azienda, sia la via maestra verso un vero rilancio dell'economia ed una rivoluzione in senso positivo dell'organizzazione sociale. Mi fa quindi piacere che finalmente qualcuno scriva cose davvero sensate al riguardo. L'elemento chiave, il fattore abilitante, naturalmente è la tecnologia, che c'era già più di dieci anni fa ma che oggi con il proliferare della comunicazione mobile finalmente sta facendo sì che tutti se ne accorgano. Il problema in Italia, oggi come quindici anni fa, sono le forti resistenze che taluni opporrebbero di fronte ad una transizione di questa portata (che comunque è inevitabile, e non solo limitatamente al mondo dell'ufficio, come già scrissi a suo tempo). Una transizione che peraltro non può non essere accompagnata da un sostanzioso allentamento di certe rigidità che oggi caratterizzano il rapporto di lavoro, specie nel Belpaese, e che costituirebbe un forte motivo di resistenza. Parlando in termini "informatici", dietro ai firewall ci devono stare i dati, non le persone, anche perché altimenti ... (continua)
Una scelta sbagliata
La Svizzera dice no ai minareti: la Svizzera è uno stato sovrano e come tale può scegliere le proprie regole. Non penso tuttavia che lo spirito del referendum, così come il suo risultato, siano stati motivati dalla preoccupazione per questioni paesaggistiche, sicuramente già normate da piani regolatori e vincoli vari che giustamente dovrebbero impedire al territorio di trasformarsi in una specie di "puntaspilli", quanto piuttosto dalla volontà di erigere barriere contro quella che viene percepita come una islamizzazione dei propri luoghi. Ma se questo è il motivo, allora quella in oggetto è una scelta sbagliata e populista che porterà la Svizzera verso un ... (continua)
Vuoti precetti
Oggi vorrei esprimere la mia solidarietà per don Alessandro Santoro, un sacerdote che ha saputo rendere onore alla propria fede celebrando questo matrimonio. La luce che emana dalla figura di don Santoro e dal suo cuore di figlio di Dio rende ancor più tetro il buio che circonda coloro il cui cuore è invece indurito da uno spesso strato di vuoti precetti. L'uomo non osi separare ciò che Dio ha congiunto.
La motivazione con la quale la Curia ha invece separato ciò che Dio ha congiunto si commenta da sé:
"L’atto di don Santoro assume particolare gravità in quanto genera inganno nei riguardi delle due persone coinvolte, che hanno potuto ritenere di aver celebrato un sacramento laddove ciò era impossibile".
Nulla è impossibile a Dio, ma non mi meraviglio che la Chiesa Cattolica se ne dimentichi così spesso.