27/11/2011 19:05


Governo tecnico

Quando pochi giorni fa si è insediato il governo "tecnico" presieduto da Mario Monti, il discorso programmatico del nuovo premier è stato impeccabile nella forma, avendo esso toccato pressoché tutti i temi più importanti che devono essere messi al centro nella difficilissima fase che il Paese sta vivendo. Ma poiché di buone intenzioni è lastricato l'Inferno, era alla prova dei fatti che rimandavo il mio giudizio sulla reale efficacia del nuovo esecutivo. E i primi fatti purtroppo non autorizzano a ben sperare. Primo fra tutti il ritorno dell'ICI, la più iniqua ed ingiusta delle patrimoniali perché va a colpire soprattutto chi ha fatto tanti sacrifici per comprare casa e che con l'ICI non la può mai considerare sua. Ogni patrimoniale è ingiusta, perché colpisce non un reddito ma un bene su cui le tasse sono già state pagate all'acquisto, e questo vale anche per altre tasse altrettanto odiose ed invise, prima fra tutte il canone RAI (ipocritamente chiamato "abbonamento", ma di fatto una vera e propria "tassa sulle campane", come quella della marchesa di Chenonceau), passando per il bollo auto, con quest'ultimo che viene almeno chiamato per quello che è: tassa di possesso. Quindi, se il buongiorno si vede dal mattino, non vi sarà nell'azione di questo governo alcuna traccia di quella equità che Mario Monti ha messo, a parole, al centro del proprio programma. D'altra parte, la necessità di fare cassa, e tanta, in tempi brevissimi, non lascia spazio per quelle misure strutturali che nell'immediato produrrebbero più costi che benefici, come ad esempio una decisa lotta all'evasione fiscale, o il tanto sbandierato taglio drastico a privilegi e costi della politica, che questo governo non farà come non hanno fatto quelli che lo hanno preceduto. La morale è che, ancora una volta, nell'impossibilità conclamata di far pagare le tasse in misura equa e nella impellenza del dover recuperare quattrini, si andrà a tassare ulteriormente chi oggi è già tartassato, e che per giunta è sempre più spesso senza lavoro, con un mutuo casa che non sa come pagare e che ora avrà anche l'ICI, raddoppiata rispetto al passato per effetto di nuove rendite catastali. E per aggiungere la beffa al danno, le nuove tasse non andranno a beneficio dell'avere più servizi, più scuole (e migliori), e quant'altro; nossignori, le nuove tasse (e le vecchie) serviranno a pagare i sempre più insostenibili interessi sul debito pubblico, posseduto almeno per la metà da soggetti che stanno fuori dall'Italia. E senza peraltro riuscire a raggiungere l'obiettivo, visto che l'unica misura che potrebbe porre un freno rapido a questa situazione, ossia gli Eurobond, continua ad essere osteggiata soprattutto dalla Germania, il Paese che più di ogni altro ha finora tratto vantaggi dalla moneta unica. Io mi ritengo in massima parte un idealista, ma all'occorrenza so diventare pragmatico; forse non a caso il mio segno zodiacale sono i Gemelli. Personalmente ero fra i favorevoli al progetto di unificazione europea, ma alla luce dei risultati sto cambiano opinione. Così non funziona, come non funzionano i matrimoni fatti a metà, specie poi se la metà a cui si punta è solo quella finanziaria e non quella sociale e politica. Prendiamone atto ed agiamo di conseguenza, perché in ogni caso lo dovremo fare, quando il Paese sarà stato totalmente impoverito (a breve). Se Europa deve essere, che Europa sia, ma da subito. Il che, tradotto, nell'immediato significa:

  • Emissione di Eurobond e maggior ruolo della BCE
  • Significativa svalutazione dell'Euro.
  • Maggior integrazione normativa e fiscale.

Altrimenti meglio una morte rapida, ancorché tutt'altro che indolore, di una lunga agonia. Nel 1992 il rischio che l'Italia potesse uscire dall'allora "Serpente Monetario Europeo" (SME) indusse il ministro dell'economia del tempo, Giuliano Amato (in verità da allora assai poco "amato"), ad adottare provvedimenti drastici per fare immediatamente cassa, al punto di attuare un "prelievo forzoso" sui conti correnti degli Italiani. Il risultato fu che l'Italia uscì comunque dallo SME, e questa volta, a meno di un qualche miracolo (forse nemmeno tanto auspicabile) succederà lo stesso con l'Euro.

Ma se per colpa dell'ostinazioni di alcuni Paesi la prospettiva è ancora quella di questa mezza-Europa allora vorrei mettere in chiaro una cosa: se pur di non uscire (immediatamente) dall'Euro il governo Monti dovesse accettare prestiti-capestro da parte di questo o quel fondo salva-stati (salva?), per quel poco che dipende da me io quel debito non lo riconoscerò come mio, in quanto contratto da un governo che non mi ha chiesto il voto prima di prendere prestiti a mio nome.

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