28/03/2011 10:24


La Scorciatoia

La reazione a catena (per usare una definizione tristemente attuale) della Rivoluzione Francese Africana prosegue, coinvolgendo uno dopo l'altro stati retti da decenni da regimi più o meno dittatoriali. La rapidità di questo contagio credo sia spiegabile unicamente con la grande facilità di comunicazione a cui oggi le persone hanno accesso, anche in quei Paesi e nonostante gli sforzi fatti dai rispettivi governi per impedirlo. La TV satellitare, che varca facilmente i confini e le barriere imposte dai regimi, i telefoni cellulari onnipresenti e sempre più "onnipotenti", ed infine la Grande Rete, Internet, con la sua enorme capacità di creare aggregazione sociale e politica, e che rappresenta un fenomeno davvero senza precedenti. Tutto ciò sta facendo sì che mentre la vera Rivoluzione Francese impiegò molto tempo prima di produrre tutti i suoi effetti anche oltre i confini della Francia, oggi tutto sembra avvenire in settimane, addirittura giorni. La possibilità di comunicare porta però con sé anche un serio problema: la possibilità di sapere che vi sono posti dove si sta meglio. Ciò fa si che molti preferiscano tentare quella che sembra una via più facile per migliorare la propria esistenza: emigrare dai Paesi in questione ed andare altrove, soprattutto nella vicina Europa, tanto per cominciare approdando nella ancor più vicina Italia. Secoli fa, quando un fenomeno di analoga portata attraversò l'Europa, i popoli non avevano molta possibilità di scelta: potevano solo starsene a casa propria, combattendo la lunga battaglia che li avrebbe portati, non subito e non senza grandi fatiche, restaurazioni e percorsi più o meno tortuosi, verso l'affermazione della democrazia. Un processo che nel nostro continente, è bene non dimenticarlo, iniziò nel '700 e per taluni stati europei non si è ancora pienamente compiuto. Tornando all'Africa, c'è chi fugge da situazioni oggettivamente insostenibili, portando con sé terribili vicende umane, come molti di coloro che provengono dalla Somalia, o dall'Eritrea; costoro meritano una attenzione particolare, il riconoscimento dello status di rifugiati ove lo richiedano, ed è pressoché inevitabile accoglierne in Italia, e si spera in tutta Europa, un numero anche consistente. Molto diverso è il caso di chi approfitta della situazione di caos e di vuoto di potere per fuggire invece da Paesi come la Tunisia, in cui non vi è alcuna guerra e dove la popolazione può iniziare un percorso di transizione, certamente non facile ma che ben poco ha a che spartire con situazioni davvero gravi, come ad esempio in Libia (dove peraltro, chi può, dovrebbe comunque rimanere sul posto a combattere e a dare manforte ai propri connazionali insorti, e non fuggire altrove lasciandoli soli a togliere le castagne dal fuoco). Quindi, Libia, Somalia ed Eritrea a parte, per tutti gli altri il prendere in massa la via verso l'Italia non li proietterà magicamente in una condizione migliore, ma semplicemente noi staremo peggio, e loro non staranno meglio. Vista la portata del fenomeno attuale, e la prevedibile ancor maggiore portata di quello che accadrà nel seguito, è indispensabile che l'Italia e l'Europa pongano un freno all'esodo, mettendo in campo tutti gli sforzi possibili per aiutare queste persone a casa loro, rimpatriando chi non ha titolo per stare qui ed impedendo che troppi altri ne arrivino. Sono giovani, sani, e adesso anche un po' più liberi: invece di usare la ritrovata libertà per tentare facili scorciatoie che si rimbocchino le maniche e che cerchino di rimettere in sesto i loro Paesi. Con l'aiuto di Dio, e un po' di fortuna, potrebbero coglierne i frutti già nel giro di pochi anni (e noi con loro). Non possiamo permetterci di accoglierli tutti a braccia aperte, specie poi in questo caso, anche perché quella che più sopra ho definito "Rivoluzione Africana" temo non si limiterà all'Africa Settentrionale o al Medio Oriente, ma arriverà anche molto più lontano ...

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