22/03/2024 12:53

Febbraio 2024

Un mese di primavera tra piogge e temperature molto miti

1-8: prosegue il dominio anticiclonico

Febbraio, come sempre successo negli ultimi anni, inizia con la presenza dell'anticiclone nordafricano sul Mediterraneo occidentale. Il 3 tocchiamo un valore tipico di aprile, +19,1°C, mentre molte zone del Piemonte superano addirittura i +20°C. Questo senza alcun contributo favonico, bensì con una massa d'aria caldo-umida che non appartiene alla climatologia tipica del periodo. Le temperature sono rimaste molto elevate anche nei giorni seguenti, con minime positive e massime a doppia cifra.

9-11: perturbazione autunnale

Il 9 febbraio, una saccatura nordatlantica si posiziona sul Regno Unito, pilotando due intense perturbazioni che portano cumulate fino a tre cifre in soli 3 giorni su gran parte del nord e sul crinale appenninico. Discorso totalmente diverso la pianura emiliana, dove le precipitazioni sono in larga parte inibite dai monti, cosicchè una vasta area si è ritrovata in ombra pluviometrica. A dispetto delle previsioni, infatti, le correnti sono rimaste orientate da Libeccio, e questo ha concesso a noi un coinvolgimento molto limitato rispetto alle aspettative. In questa fase la neve non è riuscita a spingersi al di sotto dei 1600-1700 mt, ulteriore sintomo di condizioni termiche molto lontane dalla normalità. La minima di +9,0°C del 10 febbraio rappresenta un valore eccezionale.

L'ESA pubblica un riassunto dell'inquinamento da PM 2.5 in Val Padana a gennaio

12-21: inattesa rimonta dell'alta pressione

Il tempo dei giorni successivi al passaggio perturbato disattende sia le previsioni che la statistica: a dispetto di corse modellistiche da giorni improntate a una fase di freddo per metà mese, e in contrasto con velocità zonali deboli a quote stratosferiche, il tutto si risolve invece con l'alta pressione, comparsa in extremis tra i pannelli previsionali, e trasformatasi nel giro di poco in una nuova cella eccezionale per il periodo, in barba alla "maggiore prevedibilità degli anticicloni". E così tramonta una stagione invernale che non è mai iniziata. La seconda decade trascorre con nebbie mattutine nella bassa e temperature tipiche del mese di marzo, con le massime sempre oltre i +10°C, spesso sopra i +15°C, anche durante le giornate nuvolose. La combinazione di alta pressione e giornate ancora corte impedisce qualsiasi movimento dell'aria, sia convettivo che laminare, con conseguente grande accumulo di polveri sottili, che nel giro di pochi giorni si portano ben oltre le soglie di sicurezza. Il 19 febbraio, più della metà delle grandi città del nord ha superato il limite di 50 µg/m 3, mentre lungo l'A1 fra Parma e Piacenza una fitta nebbia con visibilità inferiore a 30 mt ha provocato un grave incidente con decine di veicoli coinvolti. Tracce di inverno non si trovano nemmeno di notte, con gelate del tutto assenti, nè sulle cime più imponenti dell'Appennino Piacentino-Ligure, dove probabilmente non si è mai assistito a una così grave assenza di neve.

Massa nevosa deficitaria in questa stagione invernale

22-28: circolazione molto perturbata, con precipitazioni significative e neve a quote medie

In terza decade, una risalita degli indici di zonalità in Atlantico associati però a una caduta del PNA in sede pacifica, in un contesto di Vortice Polare ancora compatto ma con velocità deboli, provocano un abbassamento del flusso perturbato: nella giornata di giovedì si registra una marcata caduta di pressione di quasi 20 ettopascal, con precipitazioni in estensione da ovest verso est, ma il giorno seguente, in concomitanza con il transito in quota di un ramo della Jet-stream, fanno ingresso forti venti da SW sui rilievi, mentre un canale di precipitazioni in risalita lungo tale direttrice apporta significativi quantitativi di pioggia sul nord-ovest, ma ancora una volta con parziale penalizzazione dell'Emilia-Romagna. Sintomo di un contesto molto mite, nei giorni 24 e 25 le esigue precipitazioni sono a carico di fiorenti cumulonembi. Il 26, invece, una strutturata saccatura affonda dalla Gran Bretagna fin sulle Baleari, e da qui in posizione quasi stazionaria alimenta un mite-umido flusso di Scirocco che apporta precipitazioni importanti sulle pedemontane alpine di Piemonte e Lombardia, ma le piogge più abbondanti per le aree di pianura arrivano il giorno seguente grazie all'isolamento della struttura depressionaria e ad una convergenza tra lo Scirocco e la Tramontana. Sull'Appennino arriva così in extremis la più grande nevicata di stagione (40-50 cm oltre i 1300 m), dilavata dalla pioggia nelle ore seguenti. Mercoledì 28, le piogge finalmente si attenuano, ma il maltempo insiste fino al 29, quando, dopo quasi 100 ore di maltempo, solo a carico dell'ultimo peggioramento si contano 85,2 mm.

26/02/2024

Abbondante nevicata a Pian del Poggio (PV)

Manto attorno a 40 cm a 1300 mt

Piani del Lesima

Nonostante la pioggia, resiste!

Verso il Penice

Corbesassi

Il Tidone finalmente in gran forma


Bilancio

Sulle ore di gennaio, ma in maniera ancor più evidente, il mese si è distinto per l'alternanza tra caldissimi e robusti anticicloni e perturbazioni atlantiche molto piovose. L'inizio di febbraio si è distinto per i +20°C diffusamente sfiorati o raggiunti, ma le anomalie termiche positive sono proseguite fino alla fine del mese. A differenza degli anni passati, durante i quali l'indiscusso dominio altopressorio giustificava un importante surplus termico, quest'anno il terzo mese d'inverno ha osservato maggiore dinamicità, tanto da chiudere con cumulate pluviometriche molto abbondanti: ovunque, anche in pianura, il bilancio è a 3 cifre, ciononostante l'esasperata mitezza non è mai stata stemperata, anzi ha letteralmente stracciato quelle già da record degli anni precedenti, prendendosi prepotentemente il triste titolo di primo mese ad aver passato i +4°C di anomalia media (quantomeno da quando questa, l'unica stazione meteorologica professionale di Castel San Giovanni, archivia i dati). Febbraio 2024, si è chiuso difatti con una temperatura media di +7,74°C e un' anomalia di +4,24°C (media storica: +3,50°C). L'accumulo pluviometrico complessivo ammonta a 119,7 mm, collocando così questo mese come il più piovoso dall'ormai remoto novembre 2021. Per ambedue i regimi termico e pluviometrico, quindi, febbraio 2024 può essere promosso come mese di primavera, tanto da distare di soli -0,76°C dalla media tipica di marzo. Chiaramente, nonostante le generose precipitazioni, una tale mitezza inibisce la tipica fenomenologia invernale, e qualora essa si presenta viene immediatamente cancellata, com'è stato per la neve di fine mese, caduta peraltro a quote relativamente elevate ed immediatamente dilavata, a riprova di come quest'anno le masse d'aria fredde in giro per il continente siano come un ago in un pagliaio. Gli estremi di temperatura minima e massima assolute sono di -2,3°C l'1 febbraio e +19,1°C il 3, ma degna di menzione è la minima di +9,0°C registrata il 10 febbraio. Le gelate si contano sulle dita di una mano, mentre al contrario le giornate di pioggia sono state ben 9, di cui la più piovosa, il 27, ha contribuito da sola per 58,2 mm. Nonostante le masse d'aria umide e i due lunghi intervalli anticiclonici, la nebbie si sono osservate soltanto 3 volte, tuttavia è doveroso sottolineare che nelle zone di più bassa pianura, verso nord e verso est, il fenomeno è stato assai più frequente e ha causato diversi incidenti stradali.

Temperature medie (°C) Prp (mm)
+3,01 +13,12 +7,74 119,7

Commento sull'inverno meteorologico 2023-2024 (1 dicembre 2023 - 29 febbraio 2024)

Verso fine novembre una poderosa circolazione fredda sull'Europa centro-orientale aveva aperto in anticicpo la stagione invernale, anche sulle adriatiche italiane. La prima decade di dicembre ha così ereditato un set-up favorevole ad una buona dinamicità di carattere freddo sul comparto europeo, tuttavia, a trarne beneficio, sono state quasi esclusivamente le Alpi, soprattutto in termini di neve. Poco o niente difatti su Appennino e pianure del nord. Poi, come spesso accaduto negli ultimi inverni, una prepotente ripartenza zonale (forse consguenza dello sfondamento della soglia NAM a novembre) ha portato temperature miti, dapprima sui rilievi, e dopo anche in area padana grazie al Favonio prenatalizio. In gennaio si sono osservati invece distrubi via via più concreti al Vortice Polare, con ripetuti riscaldamenti ma sempre di tipo "minor", ovverosia senza particolari destabilizzazioni di tale struttura barica. Le conseguenze, seppur in una prima fase avvertite anche sull'Italia settentrionale, sono state pricipalmente appannaggio dell'Europa del nord, dove si sono avuti lunghi periodi caratterizzati da temperature inferiori alla (loro) media storica. Da febbraio, mai quanto prima, ci si sarebbe aspettato un mese veramente diverso dai precedenti, ed in effetti le manovre atmosferiche ci sono anche state. Tuttavia i riscaldamenti polari sono stati ancora una volta molteplici, ma, ciononostante, poco significativi. A questo vanno aggiunte sfavorevoli rotture d'onda cicloniche, la cui formazione ha determinato l'interruzione degli afflussi di aria artica diretti a sud, e la cui collocazione ha deviato le correnti fredde lontano dall'Italia, dando invece luogo sulla nostra penisola a risalite di aria caldo-umida. Ai periodi caldi anticiclonici, così, si sono alternate fasi spiccatamente perturbate, che hanno avuto sì il pregio di riportare significative precipitazioni dopo molti mesi aridi, ma che non sono riuscite a trascinarsi dietro neppure scampoli d'inverno, tanto che la neve è al più comparsa sulle vette più alte dell'Appennino, alternata comunque alla pioggia. La stagione invernale 2023-2024, dunque, si chiude come una delle più calde di sempre, con una temperatura media di +5,10°C (identica a quella del 2022-2023) ed un'anomalia pari a +2,79°C (la leggera differenza di anomalia a parità di temperatura media con l'anno precedente è dovuta al giorno in più, 29 febbraio, di questa stagione).

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L'inverno ci saluta nel finale con una circolazione dalle grandi potenzialità, ma che si è poi rivelata blanda e deludente. A conti fatti, l'inverno si chiude con una temperatura media di +5,10°C e un'anomalia termica complessiva di +2,80°C sulla climatologia 1986-2015 (senza dubbio il più mite dal 2019-2020). Quantomeno, seppur con neve relegata a quote mediamente elevate specie nella prima metà, le precipitazioni ci hanno interessati con una buona frequenza e intensità fino alla fine di gennaio, per un totale di 183,2 mm trimestrali in 15 giornate di pioggia, ma la carenza idrica sul Piemonte continua a pesare sulla portata dei fiumi, e a conclusione di stagione il livello idrometrico del Po viaggia stabilmente 2 metri sotto la norma. La neve si è presentata in 4 occasioni, ma solo nella giornata del 19 gennaio ha regalato un accumulo rilevante (11,0 cm in totale nella stagione), peraltro tradendo le aspettative di tutta la restante area padana. Gli estremi termici massimo e minimo, toccati rispettivamente il 4 e il 10 febbraio, sono di +20,8°C e -6,8°C. Grazie a un ultimo mese d'inverno contrassegnato da prevalenti condizioni anticicloniche condite da sbuffi freddi da est, l'inverno (dicembre-febbraio) riesce quantomeno a registrare un discreto numero di gelate, 39, mentre la nebbia, stanti le prevalenti condizioni nuvolose nel periodo di sua maggior competenza, si è manifestata soltanto in 25 giornate. Anche in questa stagione non si sono contate giornate di ghiaccio, a riprova delle troppo timide iniziative invernali.

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Scritto da Carlo Strozzi | Permanent Link | Home