20/01/2023 13:49

Gennaio 2023

Metà autunnale, metà invernale

1-7: Caldo record su tutta l'Europa

Il nuovo anno si apre con una situazione meteorologica desolante a dir poco sull'Europa: un robusto anticiclone subtropicale sbarra la strada a qualsiasi iniziativa invernale e provocando anomalie che fanno cadere su buona parte del territorio i record di caldo di questo periodo. Nella notte di Capodanno, in città notoriamente gelide come Praga e Varsavia non si scende sotto i +12/+14°C, facendo registrare un'anomalia termica positiva nell'ordine dei 20°C!! Va un po' meglio in Italia, dove comunque le temperature restano, soprattutto al nord, mediamente tra 5°C e 9°C oltre la norma: questo si traduce in inesorabili effetti collaterali, quali la scomparsa della neve al di sotto dei 2000 mt, un anticipato risveglio vegetativo in collina e il ristagno di nubi basse e agenti inquinanti in Pianura Padana. Le nubi basse, in particolare, sono state determinanti nel causare un effetto serra locale, impedendo la fisiologica dispersione termica notturna, e hanno così mantenuto i valori minimi decisamente anomali, con apice il 3 gennaio quando, con una minima di +9,2°C, con ogni probabilità è stato infranto il record di temperatura minima per gennaio: ben 12°C al di sopra di quanto atteso in questo periodo dell'anno! Il persistere di questa situazione per tutta la prima settimana ha fatto assumere al periodo connotati di assoluta eccezionalità, con un'anomalia media di +7°C.

I fuochi di Capodanno

Record in tutta Europa

8-16: A piccoli passi verso l'inverno

Domenica 8 gennaio, una tenace perturbazione atlantica piega la barriera anticiclonica erta a protezione del Mediterraneo, portando un sensibile peggioramento, nevoso dai 1000 mt sulle Alpi, ma soprattutto il tanto atteso sblocco della circolazione. L'immagine a corredo del paragrafo ritrae in tutto il suo splendore la spirale di nubi invorticate attorno all'area di bassa pressione centrata sull'Irlanda, ma soprattutto mostra la discesa meridiana dell'aria fredda, la cui traccia è disegnata quel "ciottolato" costituito da ammassi nuvolosi che si propaga dalle alte latitudini oceaniche fino alle coste settentrionali europee. Sull'Europa orientale spicca invece un altro ramo perturbato, il quale evidenzia la linea di contrasto tra il richiamo caldo prefrontale e l'avvezione gelida che ha investito la Russia alla fine della prima settimana di gennaio, con valori sensibilmente sotto le medie stagionali (che in quei luoghi sono fredde già di loro). Il transito della perturbazione è stato seguito da vivaci venti nord-occidentali, freddi in quota ma miti in pianura, che hanno provocato un provvidenziale ricambio d'aria e riportato il sole dopo tanto tempo. A dispetto della natura fredda della nuova massa d'aria, infatti, l'ostacolo alpino le ha conferito connotati favonici, tanto che martedì 10 con +15,1°C, il cielo limpido e l'arco alpino perfettamente visibile, sembra piena primavera. Già dalla sera, tuttavia, la graduale attenuazione delle correnti ha concesso un più drastico calo termico. Nei giorni seguenti, all'alba, la brina e l'aria frizzante ci ricordano che siamo a gennaio e al 45° parallelo, pur restando lungi dai canoni invernali. Ma, nel frattempo, dalla parte opposta dell'emisfero, un'ondulazione della jet-stream che ha provocato eventi alluvionali in California, si è propagata verso est, producendo di riflesso un'ondulazione secondaria che, nel giro di qualche giorno, ha spezzato la monotonia del tempo europeo, slanciandosi con impeto dall'Artico groenlandese verso l'Europa occidentale. Ad annunciare l'imminente peggioramento è la pioggia serale del 15 apportata da un passaggio prefrontale, mentre il dì seguente, nebbioso e con venti freddi nord-orientali, sembra preludere l'inizio di una fase dai connotati finalmente degni della stagione invernale.

La perturbazione atlantica dell'8 gennaio

Le Alpi visibili grazie al Favonio il 10 gennaio

17-25: Prima dinamica invernale della stagione

Negli ultimi anni le delusioni sul fronte invernale non sono certamente mancate, ma quest'anno abbiamo davvero toccato il fondo, pertanto la situazione non poteva far altro che migliorare. Dopo una prima quindicina con un'anomalia media di circa +5°C, ovvero con gli standard del mese di novembre, da metà mese una irruzione artica si affaccia sul Vecchio Continente. Per loro natura, queste masse d'aria risultano molto fredde in quota, ma affinchè il freddo si propaghi nei bassi strati occorre l'intervento delle precipitazioni. Nella giornata di martedì 17, una prima perturbazione, poco organizzata e provata dall'impatto con l'arco alpino, porta un po' di neve fino a quote di bassa collina, e in tarda mattinata i fiocchi arrivano anche in pianura, frammisti alla pioggia. Il giorno seguente, isoterme inferiori a -30°C a 5500 mt di altitudine scavalcano le Alpi, innescando entro sera un nuovo peggioramento. Dapprima cade un po' di graupeln mista a pioggia, ma nella notte l'intensità delle precipitazioni permette alla pioggia di girare in neve: con sorpresa, invece di fuggire via verso sud-est, il maltempo si concentra sulla Val Tidone e Oltrepò pavese, dove il profilo termico consente alla neve di cadere incessantemente fino in pianura per 12 ore. L'accumulo è di 10,5 cm, ma il manto si attesta sotto ai 10 cm stante la neve molto bagnata, tuttavia, salendo di altitudine, gli spessori crescono progressivamente fino a 20-25 cm diffusi al di sopra dei 300 mt. Nei giorni seguenti si registra un po' di freddo, non trascendentale in pianura, pungente invece alle quote superiori. All'inizio della terza decade, la saccatura viene tagliata fuori dalla circolazione generale, isolando così un piccolo vortice ciclonico che nei giorni seguenti evolve a TLC (Tropical-Like Cyclone): segue una fase di severo maltempo lungo il versante settentrionale della dorsale appenninica, dall'Abruzzo all'Emilia-Romagna, dove si accumulano oltre 100-150 cm di neve fresca fino a quote collinari. Resta più ai margini il Piacentino, dove comunque cade altra neve nella giornata di lunedì 23, e attorno a mezzogiorno anche al nostro tratto di pianura è concessa una fitta fioccata coreografica (non più di un velo al suolo, prontamente rimosso dalla pioggia). Nei giorni seguenti cade altra neve in montagna e pioggia in pianura.

Neve fitta al risveglio

Il paese

Neve pesante

Dettaglio

Fortunago (Oltrepò, 38 cm)

Foto di F. Bettaglio, Valle Ardivestra

A Vicobarone (350 mt)

Neve abbondante

La Diola

Montalbo

Pino carico di neve

Monte Martino - Val Chiarone (400 mt)

Località La Costa (450 mt)

Circa 21 cm di neve

Sullo sfondo Rocca d'Olgisio

 

La piccola area innevata

 

26-31: Tempo via via più stabile e freddo in pianura

Negli ultimi giorni di gennaio, la saccatura mediterranea riaggancia la circolazione generale richiamando un po' di aria fredda dai Balcani. La successiva rimonta dell'anticiclone delle Azzorre mitiga parzialmente le temperature rigide in montagna, mentre concede alla pianura la sedimentazione dell'aria fredda residua con la conseguente formazione di un gradiente inversionale. I giorni della merla trascorrono con brinate via via più intense, mentre di giorno ritorna il sole, con temperature tutto sommato dolci nelle ore centrali.

L'innevamento di Alpi e Appennini a fine gennaio


Bilancio

Gennaio è iniziato condizionato dall'infelice eredità del primo mite e anomalo mese dell'inverno. Dopo una prima decade in cui sono stati infranti tutti i possibili record di temperatura minima per gennaio, quasi in doppia cifra, pure una folata di Favonio che regala un paio di giornate marzoline non poteva che essere presa come una buona notizia. A livello termico, si può dire che l'inverno sia iniziato con l'avvio della seconda metà del mese, quando una vasta saccatura artico-marittima si è tuffata a capofitto sull'Europa centrale, dando il via ad una circolazione prettamente invernale che, soprattutto in montagna, ha rimediato parzialmente alla prima disastrosa parte di stagione. Il freddo, tuttavia, non è riuscito a propagarsi convintamente verso il basso, e la continua presenza di corpi nuvolosi ha limitato le inversioni termiche, ingrediente prinicipale dell'inverno padano. Per le basse quote, il periodo perturbato durato dal 15 al 25 gennaio, si è tradotto quindi in una normale parentesi tipica del periodo, con una nevicata che ha prodotto accumulo solo localmente, lasciando a secco gran parte della pianura. Il freddo più pungente è arrivato solo nei giorni della merla, quando, a seguito di un modesto apporto continentale, l'alta pressione dinamica atlantica si è posizionata sull'Europa occidentale, permettendo finalmente lo sviluppo di uno strato inversionale. Mese che dunque chiude con una media di +4,52°C, ben +3,22°C al di sopra della norma, il che vale a questo mese un posto sull'infelice podio dei mesi di gennaio più caldi di sempre. La seconda parte, pur invernale, non è stata sufficiente a compensare le eccezionali e prolungate anomalie della prima quindicina. Va meglio sotto l'aspetto pluviometrico, con le abbondanti precipitazioni (77,6 mm mensili) portate dai numerosi peggioramenti e con le montagne che sono state finalmente ritinteggiate di bianco. Gli estremi, registrati nei giorni 10 e 21, sono stati rispettivamente di +15,1°C e -4,9°C. Stanti le poche notti terse, con conseguente limitazione del fenomeno dell'irraggiamento, si contano solo 15 gelate e 8 comparse della nebbia. Ben 3 sono state le giornate con episodi nevosi, ma solo una, quella del 19, ha apportato un accumulo misurabile, per un totale di 10,5 cm.

Temperature medie (°C) Prp (mm)
+1,58 +8,06 +4,52 77,6
Scritto da Mariano Strozzi | Permanent Link | Home