01/11/2012 22:52


Il rapporto fra Beppe Grillo e la TV

Con la costante ascesa del MoVimento 5 Stelle ispirato da Beppe Grillo, può accadere che qualche suo rappresentante accetti di apparire in un Talk Show televisivo, suscitando le ire del fondatore del MoVimento stesso.

Secondo me Grillo ha ragione ad arrabbiarsi perché la TV, così come la conosciamo da molti decenni, è forse l'elemento più emblematico di quel sistema politico-mediatico-affaristico contro cui Grillo ha deciso di combattere. La televisione è da sempre considerata dai partiti e dal potere come un megafono attraverso il quale orientare ed indottrinare i cittadini. Un megafono per il cui controllo i partiti si sono sempre accapigliati, al punto che nel periodo di "massimo splendore" della Prima Repubblica ciascuno dei principali schieramenti di allora doveva averne uno proprio, creando addirittura tre reti pubbliche, ognuna lottizzata da uno dei contendenti. E, naturalmente, se l'impugnatura del megafono doveva stare saldamente in mano al potere, questi non voleva certo pagarsene da solo i costi. Eh, no, meglio mettere un cànone obbligatorio per legge, così che a pagare fossero obbligati tutti coloro che stavano "dall'altra parte", cioè i proprietari delle orecchie verso cui il megafono era rivolto. Quindi cittadini cornuti e mazziati, come sempre.

La vera innovazione alla base dell'idea di Grillo, l'elemento a mio avviso forse più qualificante in assoluto della sua azione, è proprio l'aver deciso di troncare con questa televisione, grazie alla diffusione capillare di Internet e del Web, strumenti alla portata di tutti, aperti e paritetici, in forte contrasto con l'idea chiusa, inaccessibile ai più, lottizzata ed unidirezionale della TV e di molta carta stampata. Per un esponente del MoVimento l'accettare passaggi in TV rappresenta secondo me un fatto particolarmente inopportuno (oltre che una forma di edonismo), perché dimostra che quell'esponente non ha capito ciò che sta alla base del MoVimento che egli va a rappresentare; oppure che in qualche modo l'ha capito ma non lo condivide. Nell'uno e nell'altro caso un problema di credibilità molto serio, che dimostra oltretutto come non basti avere una età anagraficamente giovane per capire la portata del fenomeno Internet e la sua "incompatibilità strutturale" con la TV; fenomeno che per molti giovani, a dispetto dell'aura di dimestichezza con le "nuove tecnologie" di cui li si circonda, è forse percepito solo come sinonimo di Facebook o poco più.

A riprova di quanto scrivo, non passa giorno che il potere non cerchi in qualche modo di mettere a tacere la rete, ad esempio tentando di equiparare un blog a un giornale, un sito di contenuti video a una TV, di introdurre per legge il "diritto di replica", di agevolare il perseguimento della libertà di parola rendendola il più possibile attaccabile come "diffamatoria", e tante, tante altre storture volte ad omologare Internet a tutti gli altri media, in modo da riappropriarsi del "megafono". Senza peraltro riuscirvi, ma creando non pochi "danni collaterali" nel tentativo.

Quindi, in conclusione, ribadisco come a mio modo di vedere l'essere "grillini" e l'andare in TV siano due cose incompatibili, un ossimoro, una contraddizione in termini che non depone a favore di chi la pone in essere, perché ne tradisce la scarsa comprensione di uno degli elementi più qualificanti del MoVimento che si vorrebbe andare a rappresentare. E non si può semplicemente dichiararsi non d'accordo con questa scelta in nome della "democrazia interna", perché sarebbe come se un esponente di Sinistra e Libertà invocasse, in nome della democrazia interna, che l'inno del partito diventi "Faccetta Nera".

Non servono altri "bellimbusti" che vadano in TV ad ostentare sicurezza e sfacciataggine dall'alto dei loro stipendi stellari, ma brave persone che si mettono dimessamente alla tastiera di un computer connesso in rete per prendere collegialmente le migliori decisioni possibili, volte più al bene comune che alla propria voglia di apparire, o al proprio portafogli. Questa sarebbe la vera rivoluzione.

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Scritto da Carlo Strozzi | Permalink

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