31/10/2011 17:40


Una cura da cavallo

Bene (anzi, male), perché sta succedendo l'inevitabile, con buona pace di letterine a Babbo Natale ed altre dichiarazioni di intenti varie, alle quali finora non hanno fatto seguito fatti concreti. L'Italia sta sprofondando, e stavolta chi pensa di poter volgere la situazione a proprio vantaggio elettorale si sbaglia. Chi sceglie di perdere il Paese piuttosto di perdere voti perderà l'uno e gli altri.

Chiamiamo con il loro nome le cose da fare, e da fare subito:

Ne avrei ancora due o tre da elencare, che riguardano direttamente il come creare nuovo sviluppo nel nostro Paese, ma demando l'argomento ad altro post, per ora mi fermo qui. D'altra parte nessuno sviluppo è possibile se prima non se ne creano i presupposti, che consistono appunto in quanto su elencato, ed altro ancora.

Buona parte delle suddette misure dubito possa venire posta in atto in modo tempestivo ed efficacie da qualsiasi governo basato sul consenso, e quindi l'unica possibilità di vederle attuate è tramite decreti, emanati da un Governo che non sia sottoposto al "ricatto" elettorale, e quindi sostanzialmente non democratico.

Le cose che ho indicato sono fra quelle assolutamente indispensabili, da fare in ogni caso. Basteranno ? No, se l'Europa non farà la propria parte, con un deciso balzo in avanti sulla via di una maggiore integrazione politica e fiscale, ed emettendo finalmente quegli Eurobond che, lungi dall'essere l'unica misura da adottare, nell'immediato taglierebbero l'erba sotto i piedi della speculazione. Naturalmente il prezzo da pagare per l'Italia sarà una ulteriore cessione di sovranità, e per la Germania l'accettare più inflazione, ma non ci sono alternative. A meno che naturalmente non si voglia davvero "buttare all'aria" il tavolo dell'Unione Europea, una risoluzione drastica ma che potremmo essere costretti a prendere comunque. Ma se invece Europa deve essere che Europa sia, ma l'illusione di poter fare solo la metà del lavoro è finita, perché quella metà non è politica ma solo monetaria. Diversamente tanto vale prendere atto ed agire di conseguenza, perché il crollo avverrà comunque e sarà tanto più catastrofico quanto più si aspetta. Dopo tutto, sempre meglio una morte rapida, sebbene ahimè non indolore, di una lunga e terribile agonia. Specie se la morte è la condizione ineludibile per giungere ad una resurrezione.


Aggiornamento del 01/11/2011: leggo oggi dell'idea di Umberto Bossi di introdurre gabbie previdenziali, una proposta che non avrà alcun seguito ma che offre lo spunto per una riflessione. Può anche essere vero che nel complesso il Nord versa di più e prende di meno, e viceversa il Sud, ma se invece di formulare slogan si parlasse piuttosto di riformare il sistema in senso strettamente contributivo si comincerebbe ad andare nella giusta direzione, evitando uscite che lungi dal risolvere il problema servono solo a generare polemiche. Non vedo perché uno che ha versato tanto debba prendere di meno solo perché abita al Sud, ed uno che ha versato poco debba prendere tanto solo perché sta al Nord; a parte il fatto che credo siano davvero pochi quelli che hanno versato anche solo per quello che prendono, e molti meno quelli che hanno versato di più, a meno che non siano morti poco dopo il raggiungimento dell'età pensionabile, ma questi sono statisticamente pochi. Il punto è che ogni volta che uno prende quello che non ha versato è perché c'è qualcun altro che versa quello che non prenderà, stia egli al Sud, al Nord o sulla Luna. Assistenza e Previdenza non possono essere la stessa cosa, anche se in Italia si fa così fatica a capirlo.

Aggiornamento del 04/11/2011: purtroppo la corda si sta spezzando. Sono decenni che l'Italia la sta tirando oltre ogni limite, rifiutandosi di fare i conti con riforme che non essendo state attuate in modo diluito negli anni adesso ci stanno presentando il conto tutte insieme. Non ci si può meravigliare se quando il resto del mondo va male chi è più debole vada peggio.

Aggiornamento del 14/11/2011: ora che il neo-senatore Mario Monti ha ricevuto l'incarico di formare il nuovo governo speriamo che lo faccia in fretta, ma soprattutto bene. Visto che le cose da fare sono chiare a tutti, e da tempo, vediamo se finalmente verranno fatte. Ma la "madre di tutte le riforme", quella secondo cui si dovrebbe limitare la rieleggibilità di un parlamentare a due legislature, manderebbe presto a casa anche coloro che più hanno caldeggiato la via del "governo tecnico", in modo da ottenere in Parlamento quello che non sono riusciti ad ottenere dalle urne, ovvero un maggior peso politico nel Paese, quindi non sono troppo ottimista circa il fatto che questo genere di politica sia disposta a farsi riformare da Monti.

Aggiornamento del 17/11/2011: Il nuovo governo Monti ha prestato giuramento ed ha dichiarato le linee guida del suo programma. Un discorso impeccabile e che ha riguardato molti dei temi elencati più sopra, e quindi encomiabile nella forma. Nell'immediato, tuttavia, la sostanza sarà ancora una volta l'aumento delle tasse, con un possibile ulteriore aumento dell'IVA e con un pressoché certo (e più pesante) ritorno dell'ICI, la più iniqua fra tutte le patrimoniali in quanto, al pari del bollo auto e del canone RAI, va a colpire in basso. Se oggi le persone perdono il lavoro anziché trovarlo e non riescono più a pagare il mutuo della casa, il pretendere che paghino anche l'ICI non costituisce certo un buon inizio per il nuovo governo. Quanto alla cosiddetta Imposta Municipale Unica (IMU), vedremo se essa rimarrà davvero "unica" o se non debba piuttosto essere rinominata presto in Imposta Municipale Ulteriore. Personalmente non avrei dubbi in proposito, ma si vedrà. Resta il fatto che ogni patrimoniale è ingiusta, ma se giustificata da condizioni straordinarie essa deve essere applicata solo là dove meglio può essere sopportata, e per un tempo limitato. Ma il concetto di fondo è uno solo: non vi è ulteriore spazio in questo Paese per un ulteriore aumento della pressione su chi le tasse già le paga. Se se si introduce una nuova tassa se ne deve togliere un'altra, quindi se torna l'ICI se ne deve andare il bollo auto, o il canone RAI. Oppure si devono dichiarare fuorilegge le postazioni fisse autovelox e simili che i Comuni hanno installato ovunque nel tentativo di tamponare i sempre più difficoltosi bilanci, visto che questi mezzi costituiscono un uso strumentale del concetto di legalità ai fini di far quadrare i conti (senza peraltro riuscirci), e sono quindi particolarmente deprecabili in quanto rendono auspicabile la commissione di infrazioni. Paradossalmente, che non "delinque" non va bene perché non favorisce il raggiungimento degli obiettivi di bilancio! Il concetto quindi è che si tratta di metodi in tutto assimilabili ad una imposta patrimoniale surrettizia sul possesso di un veicolo. Meglio allora rendere le strade a pedaggio, così se non altro pagheranno tutti poco, e nella certezza del diritto, anziché pochi tanto e nell'incertezza totale rispetto a quelli che sono veri e propri "agguati" tesi agli automobilisti.

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Scritto da Carlo Strozzi | Permalink

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